Dopo L’età dell’oro e Emma, 1876 prosegue il ciclo Narratives of Empire: sette romanzi che, tra feroci polemiche e grandi consensi, hanno accompagnato Gore Vidal per oltre trent’anni. Una vera e propria controstoria dell’America, dalla costituzione degli Stati Uniti d’America fino al secondo dopoguerra, in cui s’intrecciano magistralmente episodi e personaggi reali e d’invenzione. Con Impero, Gore Vidal ci trasporta dal diciannovesimo al ventesimo secolo, dalla repubblica di Lincoln alla nazione che vuole estendere il proprio dominio nel mondo, prefigurando quella che sarà la storia americana futura. Attraverso gli occhi di John Hay, segretario di Stato sotto i presidenti William McKinley e Theodore Roosevelt, assistiamo alla nascita della politica espansionista degli Stati Uniti, che decreta la fine degli antichi ideali su cui si fondava la repubblica di Lincoln e l’inizio dell’Impero Americano. Con il ventesimo secolo, inizia la conquista del mondo, che vede gli USA in competizione con l’Europa, il Giappone e la Russia. Oltre a John Hay, Henry James, lo scrittore che denuncia la politica espansionista americana; Henry Adams, nipote e pronipote di presidenti, grande storiografo, simbolo di antichi ideali che non esistono più; Caroline Sanford, ambiziosa e anticonformista proprietaria del «Tribune», il giornale di Washington, in lotta con il fratellastro Blaise per l’eredità paterna. Ma emergono, fra tutti, i ritratti magistrali di due importantissimi protagonisti del periodo, simboli dell’anima contraddittoria degli Stati Uniti: Theodore Roosevelt e William Randolph Hearst, proprietario di ben otto giornali nazionali, astuto inventore e abile manipolatore di notizie, pubblico moralista dalla vita privata dissoluta. Entrambi diventano nel romanzo la personificazione di due archetipi centrali in tutta l’opera di Vidal: il detestato imperialismo americano e il potere pernicioso dei media.

«Vidal è il maestro del romanzo storico americano... La sua visione della politica americana, passata e presente, è talmente potente da destare ammirazione».
Harold Bloom

Book details

About the author

Gore Vidal

Nato a West Point, dopo essere stato volontario nel Pacifico settentrionale durante la Seconda Guerra Mondiale debuttò con Williwaw (1946). La sua notorietà esplose però con La statua di sale (1948), che per la prima volta presentava l’omosessualità negli USA in chiave realistica; la pubblicazione suscitò reazioni violente ma gli procurò estimatori autorevoli (tra cui Christopher Isherwood e Thomas Mann, che parla a lungo del romanzo nei suoi Diari). Lavorò poi in teatro, in televisione e nel cinema, dove firmò sceneggiature importanti. Amante dell’Italia, che ha sempre considerato una seconda patria, ha vissuto tra Los Angeles e Ravello, sulla costiera amalfitana. Oltre a Creazione, fra i suoi lavori più notevoli vanno ricordati Giuliano (1964) e L’età dell’oro (2000).

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