Schiavi della solitudine

Schiavi della solitudine

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Postfazione di Doris Lessing

Inverno 1943, provincia inglese. Alle Rosamund Tea Rooms, ex sala da tè riconvertita in pensione con pretese di signorilità, alloggia un gruppetto di ospiti fissi i quali, al riparo dai bombardamenti che minacciano la capitale, conducono un’esistenza scandita da poche, monotone occupazioni e dal rintocco di un gong alle ore dei pasti. Tra vedove ipocondriache, attempate signorine divoratrici di biografie storiche ed ex teatranti ormai lontani dalle scene, spicca Miss Roach, nubile e non ancora quarantenne impiegata tuttofare presso un editore londinese. Lontano dal conflitto che incendia l’Europa e si manifesta al più nelle stentate conversazioni tra gli ospiti – oppresse dai boriosi sproloqui di Mr Thwaites, stentoreo pensionato dalle malcelate simpatie naziste –, la minutissima vita di Miss Roach potrebbe scorrere così placida da sembrare normale, fino al sorgere dell’inatteso flirt con il tenente Pike, bizzarro ufficiale americano stanziato nei pressi, e dell’amicizia con Vicki Kugelmann, profuga tedesca simile a lei per età e condizione, ma ben diversa per carattere e modi. L’incontro fra Miss Roach, Vicki e il tenente darà vita a un curioso triangolo, che non sarà mai davvero amoroso e che anzi la costringerà a misurare tutto il peso della propria solitudine e a patire l’offesa dell’insincerità. Ma chi ha imparato a valutare se stesso e il prossimo con onestà e compassione, pare dirci questo romanzo, riuscirà a costruire un suo finale, realisticamente lieto senza essere stereotipato.
Patrick Hamilton, autore del Novecento inglese da riscoprire, amato da scrittori come Graham Greene, Doris Lessing e Nick Hornby, ci ha lasciato un malinconico e appuntito ritratto d’epoca rallegrato da pennellate di grande comicità.

«Patrick Hamilton possiede un’immediatezza di empatia che rende alcuni suoi quadri, alcuni suoi personaggi, memorabili come quelli di un Dickens, sofferti come quelli di un Gissing».
dalla postfazione di Doris Lessing


«Grintoso, reale, duro e sardonico. Se stavate cercando di volare da Dickens a Martin Amis con una sola sosta notturna, allora Hamilton è l’uomo che fa per voi. Il mio nuovo migliore amico».
Nick Hornby


«Schiavi della solitudine mi sembra un capolavoro e sicuramente uno dei migliori romanzi sulla seconda guerra mondiale».
David Lodge, «The Times Literary Supplement»


«Tutti i suoi romanzi sono meravigliosi, ma questo è il mio preferito».
Sarah Waters


«La sua opera migliore può facilmente reggere il confronto con i suoi più celebri contemporanei George Orwell e Graham Greene».
«The Sunday Telegraph»

Dettagli libro

Sull'autore

Patrick Hamilton

Nato nel Sussex in una famiglia di letterati afflitta dall’alcolismo del padre – piaga che poi egli stesso erediterà –, in giovane età sviluppò un grande interesse per il teatro. Dopo una breve carriera come attore si dedicò alla scrittura, diventando un grande drammaturgo e romanziere. Tra i suoi libri più famosi ci sono Hangover Square e 20.000 Streets Under the Sky.

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