La pulizia etnica della Palestina

La pulizia etnica della Palestina

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Nel 1948 nacque lo Stato d’Israele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba (‘catastrofe’), ovvero la cacciata di circa 250.000 palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell’anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due Stati: il movimento sionista era d’accordo, ma il mondo arabo si oppose; per questo, entrò in guerra con Israele e convince i palestinesi ad abbandonare i territori – nonostante gli appelli dei leader ebrei a rimanere – pur di facilitare l’ingresso delle truppe arabe. La tragedia dei rifugiati palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele. Ilan Pappé, ricercatore appartenente alla corrente dei New Historians israeliani, ha studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1988) esistente su questo punto cruciale della storia del suo paese, giungendo a una visione chiara di quanto era accaduto nel ’48 drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale: già negli anni Trenta, la leadership del futuro Stato d’Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina. Ciò comporta, secondo l’autore, enormi implicazioni di natura morale e politica, perché definire pulizia etnica quello che Israele fece nel ’48 significa accusare lo Stato d’Israele di un crimine. E nel linguaggio giuridico internazionale, la pulizia etnica è un crimine contro l’umanità. Per questo, secondo Pappé, il processo di pace si potrà avviare solo dopo che gli israeliani e l’opinione pubblica mondiale avranno ammesso questo “peccato originale”.

«Ilan Pappe. che conduce una battaglia radicale contro l’establishment politico e accademico di Israele, è forse il più anticonformista degli israeliani».
Mario Vargas Llosa

«Ilan Pappe è il più coraggioso, più onesto, più incisivo degli storici israeliani».
John Pilger

«Insieme all’ultimo Said, Ilan Pappe è il più eloquente narratore della storia palestinese».
«New Statesman»

«Un importantissimo contributo a una discussione che dovrà continuare. Non c’è speranza di una pace duratura in Medio Oriente finché i fantasmi del 1948 continuano a camminare».
«The Independent»

«Il “memoricidio” è la colpa principale che Pappe imputa agli ebrei a danno dei palestinesi: un coraggioso j’accuse verso i vincitori e un gesto generoso verso gli sconfitti».
Angelo d’Orsi, «La Stampa»

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About the author

Ilan Pappe

Nato ad Haifa nel 1954 da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, si è laureato alla Hebrew University e ha svolto il dottorato di ricerca all’Università di Oxford. Nel 2005 ha sostenuto il boicottaggio (incluso quello accademico) di Israele e per questo motivo si è trasferito, dopo aver insegnato per anni ad Haifa, all’Università di Exeter. Fra le sue opere tradotte in italiano: Parlare con il nemico (con Hilal Jamil, Bollati Boringhieri, 2004) e Storia della Palestina moderna. Una terra, due popoli (Einaudi, 2005).

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