Coltiva l’imperfezione

Coltiva l’imperfezione

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Leggere Montaigne è come viaggiare, partirealla scoperta di paesi lontani insieme a un amico. Perché Montaigne, per tutti quelli che dal Cinquecento in poi lo hanno letto e inevitabilmente se ne sono innamorati, continua a essere questo: un consigliere, un insegnante, ma prima di tutto un amico.La distanza che sembra separarci da lui scompare quando ci accostiamo ai Saggi e scopriamo il loro stile spregiudicato, modernissimo, che scarta da un pensiero all’altro e tocca con straordinaria vicinanza gli aspetti più quotidiani della nostra vita. Lontano dall’idea di scrivere in modo sistematico, Montaigne è il primo a mettere se stesso al centro della propria opera, in uno spirito di intimità tra autore e lettore che si respira fin dalle prime pagine. E precisamente per questo – per l’importanza che accordano al singolo individuo, messo a nudo,e alla sua ricerca di un senso dell’esistenza – oggi i Saggi chiedono di evadere dai tomi in cui la filologia li ha relegati. Vogliono essere portati in metropolitana e in treno, letti andando al lavoro, gustati sul divano di casa, dopo cena, assieme a un bicchiere di vino. Proprio come se fossimo con un amico.Coltiva l’imperfezione raccoglie i testi che meglio presentano Montaigne come un uomo che, cosciente delle sue mancanze, coltiva la propria imperfezione come una ricchezza, consapevole che è proprio grazie a essa che può posare sul mondo il taglio unico del suo sguardo, che lo rende – come sostiene Sarah Bakewell – il padre nobile degli odierni blogger.

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About the author

Michel De Montaigne

Michel Eyquem nacque nel 1533 a Bordeaux, da una ricca famiglia da poco insignita del titolo nobiliare di “signori di Montaigne”. Educato, secondo l’uso dell’umanesimo, nel culto della classicità – e per indole incline allo stoicismo –, dopo gli studi, a ventiquattro anni, esercitò per i successivi tredici come consigliere presso il Parlamento di Bordeaux, città della quale più tardi venne eletto sindaco. Apprezzato e conosciuto diplomatico, spesso in missione per conto del re, visse nel sanguinoso periodo delle guerre di religione, uno dei più bui dell’intera storia francese, tanto che a trentasette anni, amareggiato, decise di abbandonare la vita mondana per ritirarsi nel suo castello – in particolare nella sua tour de la librairie, la ‘torre della biblioteca’ –, dove rimase a meditare, studiare e scrivere. Morì nel 1592. I suoi Saggi, pubblicati per la prima volta nel 1580, sono unanimemente considerati una pietra miliare della letteratura occidentale e – avendo ispirato, tra le altre, personalità come Nietzsche ed Emerson, Rousseau e Proust – hanno avuto una profondissima influenza nella storia del pensiero europeo.

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