Pensare per figure

Pensare per figure

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In questo suo nuovo lavoro Franco Rella sostiene che la filosofia sia segnata nella sua essenza da una millenaria "battaglia per la verità" combattuta contro i sostenitori del pensiero per immagini. L'autore ripercorre questa battaglia nelle sue tappe decisive sino all'oggi, ovvero sino alla ricerca delle rappresentazioni più significative del postmoderno e del "postumano". L'uomo si racconta e racconta il mondo. Attraverso le figure della sua narrazione conosce e comunica il suo sapere che è molteplice come molteplici sono i suoi atti e le sue passioni. Contro questo sapere si è mossa la filosofia. Platone ha combattuto una vera e propria battaglia contro il sapere per immagini, contro il "pensare per figure", sostenendo che una sola è la verità e uno solo è il linguaggio - quello verbale, razionale e astratto della filosofia - che può avere accesso ad essa. L'immaginazione, la poesia, l'arte possono darci soltanto opinioni ingannevoli, o tutt'al più una conoscenza di secondo grado. Ma è di fronte alla complessità del soggetto e del mondo nella modernità che questa battaglia si riaccende. È all'interno dell'ambito scientifico che Freud dichiara che per parlare della complessità del soggetto è necessario ricorrere a una "lingua di figure". Proust, negli stessi anni, rivendica alla verità raggiunta attraverso le figure della narrazione uno statuto di verità simile a quello raggiunto in ambito più ristretto dalle tecniche e dalle strategie scientifiche. Il libro ripercorre le tappe decisive di questa battaglia proponendo, attraverso l'analisi dei testi di Kafka, alcune delle immagini più laceranti del moderno, immagini che illuminano il mondo e la nostra realtà come nessun altro sapere ha saputo e potuto fare. Ma Pensare per figure va oltre, confrontandosi anche con quella che è stata definita l'età del postmoderno, o addirittura del postumano, per individuare quali siano le immagini che possano confrontarci con noi stessi e con il mondo in un'epoca di grandi transizioni e di sconvolgimenti individuali e collettivi.

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About the author

Franco Rella

Il mio lavoro si è mosso fin dall’inizio dalla percezione che la filosofia non è più in grado di pensare i problemi radicali del soggetto e del mondo e che limiti posti da Kant, e moltiplicati da Hegel, o la dissoluzione dei limiti nel cosiddetto postmoderno andavano messi in questione. ”Urtare contro i limiti” (Kafka) è diventato così il mio progetto fin dalla Critica freudiana (Feltrinelli 1978), muovendomi verso un “altro pensiero”, verso Un pensare per figure (Fazi, 2005), trasversalmente su più campi del sapere, e in primo luogo nello spazio letterario e artistico, da Il silenzio e le parole (Feltrinelli 1981, 2001) fino a Scritture estreme. Proust e Kafka (Feltrinelli 2005). Tra i primi testi e gli ultimi c‘è stato un processo di approfondimento, attraverso autori di solito esclusi dalla riflessione filosofica, ma che hanno obbligato il pensiero, per dirla con Adorno, “a pensare contro se stesso”. Tra questi vorrei ricordare almeno Georges Bataille di cui ho curato la recentissima edizione della Storia dell’erotismo (Fazi 2006). Le numerose riedizioni e le traduzioni di alcuni dei miei libri confermano, mi pare, l’urgenza dei problemi che ho cercato di affrontare. La mia attuale preoccupazione è quella di costruire un pensiero che, muovendo da alcune proposte di Nietzsche e di Freud e di Benjamin, si proponga come un pensiero critico delle lacerazioni del mondo – dai temi della guerra e della giustizia e delle biotecnologie – e delle opere e delle forme in cui tali lacerazioni si manifestano. Ora sto lavorando su due libri, Micrologie e Il pathos del pensiero. Si muovono entrambi nella stessa direzione, il primo attraverso una serie di puntuali riflessioni sulla dimensione teoretica e morale dell’atto del pensare, il secondo nella ricerca di definire la dimensione aconcettuale che vive anche all’interno del lavoro concettuale della filosofia.

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