La tomba di Baudelaire

La tomba di Baudelaire

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Questa storia inizia con la ricerca di un quadro. Il quadro di una bellissima dama conservato in un museo. Luca ne è affascinato e sedotto al punto da scriverne alla sua amante, Claudia, incontrata non casualmente davanti a un altro dipinto, opera del padre di lei, artista contemporaneo famoso ma refrattario alla notorietà. La sua figura, o meglio la sua assenza, è centrale nella vita dei protagonisti. E centrali sono le ragioni del malessere che lo portano a scontrarsi con il significato stesso del fare arte. La tomba di Baudelaire è il romanzo di un amore assoluto e, insieme, un “giallo” che vede i personaggi alla ricerca di se stessi e del senso più profondo del loro desiderio sessuale. Ma è anche una straordinaria riflessione sull’arte. Perché ciò che più conta è la capacità dell’autore di creare infinite suggestioni rivelando tracce nascoste e aprendo squarci improvvisi sulla realtà di ognuno. Mostrandoci così come un’ossessione possa dilagare e contaminare tutti i personaggi. Un’attrazione erotica, quasi, che li attrae e respinge uno verso l’altro senza mai farli incontrare davvero. Seguendo le tracce di un vecchio diario sepolto ai piedi di un albero, intanto Claudia deciderà di mettere insieme le schegge del proprio passato che non riesce a decifrare. Luogo deputato dello svelamento finale sarà la tomba di Baudelaire, a Parigi. Qui Luca e Claudia si incontreranno ancora. E sempre qui, in una lettera che chiude con un cerchio perfetto il romanzo, lei scivolerà all’interno del rapporto tutto mentale, poco fisico e affatto familiare che la lega al padre, scomparso di recente. «Un amore che contiene», scrive Rella, «come ogni amore, un’imprecisata quantità di perversione».

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About the author

Franco Rella

Il mio lavoro si è mosso fin dall’inizio dalla percezione che la filosofia non è più in grado di pensare i problemi radicali del soggetto e del mondo e che limiti posti da Kant, e moltiplicati da Hegel, o la dissoluzione dei limiti nel cosiddetto postmoderno andavano messi in questione. ”Urtare contro i limiti” (Kafka) è diventato così il mio progetto fin dalla Critica freudiana (Feltrinelli 1978), muovendomi verso un “altro pensiero”, verso Un pensare per figure (Fazi, 2005), trasversalmente su più campi del sapere, e in primo luogo nello spazio letterario e artistico, da Il silenzio e le parole (Feltrinelli 1981, 2001) fino a Scritture estreme. Proust e Kafka (Feltrinelli 2005). Tra i primi testi e gli ultimi c‘è stato un processo di approfondimento, attraverso autori di solito esclusi dalla riflessione filosofica, ma che hanno obbligato il pensiero, per dirla con Adorno, “a pensare contro se stesso”. Tra questi vorrei ricordare almeno Georges Bataille di cui ho curato la recentissima edizione della Storia dell’erotismo (Fazi 2006). Le numerose riedizioni e le traduzioni di alcuni dei miei libri confermano, mi pare, l’urgenza dei problemi che ho cercato di affrontare. La mia attuale preoccupazione è quella di costruire un pensiero che, muovendo da alcune proposte di Nietzsche e di Freud e di Benjamin, si proponga come un pensiero critico delle lacerazioni del mondo – dai temi della guerra e della giustizia e delle biotecnologie – e delle opere e delle forme in cui tali lacerazioni si manifestano. Ora sto lavorando su due libri, Micrologie e Il pathos del pensiero. Si muovono entrambi nella stessa direzione, il primo attraverso una serie di puntuali riflessioni sulla dimensione teoretica e morale dell’atto del pensare, il secondo nella ricerca di definire la dimensione aconcettuale che vive anche all’interno del lavoro concettuale della filosofia.

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