La saggezza di Stoner

La saggezza di Stoner

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«Quando, cinquant’anni fa, pubblicò il suo romanzo con il titolo poco vistoso di Stoner, John Williams non suscitò molta attenzione presso l’opinione pubblica americana. La ragione per cui il romanzo si è affermato solo ai nostri giorni è che, forse, nel frattempo, le condizioni della nostra vita culturale sono notevolmente mutate, e dunque soltanto ora Stoner può sviluppare quella forza di diagnosi epocale che mancava al momento della sua prima pubblicazione per l’assenza di un rapporto evidente con la realtà. Se così fosse, dobbiamo allora chiederci: quali sono i tratti di comportamento sintomatici del nostro tempo che il romanzo riesce a mettere a nudo? O, invece, sono in gioco questioni del tutto diverse? Può essere che l’accoglienza entusiastica del romanzo da parte della critica letteraria rispecchi solo l’immagine nostalgica di una corporazione incapace di affrontare le tendenze e gli sviluppi del presente? A queste domande, suscitate non solo dal romanzo in sé ma anche dal suo inaspettato successo, il nostro approfondimento offre le risposte più diverse. Nel complesso, esse dimostrano con chiarezza che la ricerca sociale farebbe bene a cominciare a prendere di nuovo sul serio il contenuto di conoscenza delle opere d’arte». Axel Honneth, direttore dell’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte

Chi è Stoner? «Penso che sia un vero eroe. Un sacco di persone che hanno letto il romanzo pensano che Stoner abbia avuto una vita terribilmente triste e miserabile. Io penso che abbia avuto un’ottima vita. Di certo, ha avuto una vita migliore della maggior parte della gente. Ha fatto quello che voleva, si appassionava a quello che faceva, ha compreso l’importanza del lavoro che svolgeva. Ha portato la testimonianza di valori importanti». John Williams

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